Una pelle artificiale per salvare le tartarughe in via di estinzione

Gli scienziati hanno progettato per la prima volta in laboratorio una pelle di un non mammifero col fine di studiare la malattie che affligge le tartarughe marine

WhatsApp Share

La tartaruga verde di mare (Chelonia mydas) è una creatura maestosa che può essere trovata nelle acque tropicali di tutto il mondo. Purtroppo, l'International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha dovuto classificare questa specie come specie in via di estinzione. Sono l'inquinamento, la perdita dell'habitat di nidificazione, la cattura e le malattie le principali minacce che compromettono la sopravvivenza di queste tartarughe.

Tra le malattie, la più grave è sicuramente la fibropapillomatosi, che provoca tumori a forma di cavolfiore che si formano sugli occhi, le bocche e la pelle delle tartarughe. Questa malattia è spesso mortale in quanto gli danneggia i sistemi immunitari e può portare a ulteriori infezioni e persino a tumori interni.
La fibropapillomatosi colpisce le tartarughe soprattutto in Brasile, nelle Hawaii e in Florida: dal 1980 al 2005, più di un quinto delle tartarughe verdi morte o debilitate trovate in Florida avevano tumori di questo tipo.

Proprio per combattere questa malattia, un gruppo internazionale di scienziati, come è stato raccontato nel loro studio di recente pubblicazione, ha progettato con successo la pelle verde della tartaruga marina in laboratorio, facendo poi sviluppare su questa pelle un virus chiamato heronide chelonale 5 (ChHV5), che causa tumori nelle tartarughe marine ed è associato alla fibropapillomatosi – è la prima volta nella storia che i ricercatori hanno sviluppato con successo la pelle di un non mammifero in laboratorio.

Grazie a questo studio si è fatto un grandissimo passo in avanti nella ricerca su questa malattia e i risultati possono aiutare gli scienziati a comprendere meglio sia questo virus che altre malattie tumorali indotte. Speriamo che questo possa portare presto allo sviluppo di trattamenti sempre migliori che, magari, un giorno, potranno essere risolutivi.